Descrizione
Fondatore della certosa madre di San Giacomo di Capri nel 1371 è Giacomo Arcuccio, conte di Minervino e signore di Altamura, gran camerario e consigliere della Corte Angioina, appartenente ad una della più nobili famiglie dell’isola.
Arcuccio costruisce la certosa di San Giacomo in Capri per grazia di un primo figlio, dotandola di beni e donazioni. Tra gli altri beni dona ai Certosini di Capri anche il feudo di Cancelleria, un estesissimo territorio di alcune centinaia di moggia ricadenti nelle università di Angri, Lettere, Gragnano e Scafati. All’estremità sud orientale della ridente pianura del Sarno ai piedi dei monti Lattari, Giacomo Arcuccio realizza nella seconda metà del secolo XIV la maestosa certosa-grangia di Pizzauto per i monaci certosini di Capri in riconoscenza della nascita del suo secondo figlio maschio.
L’imponente struttura porta a ritenere che inizialmente fosse abitata da un consistente gruppo di certosini. Ma dopo tre secoli dalla sua erezione documenti certi attestano a Pizzauto la presenza del padre procuratore, del cellario, del grangiere e l’addetto alla foresteria.
La certosa di Pizzauto è organizzata in grangia, ossia tenuta agricola amministrante enormi beni e ingenti capitali, ove affluiscono i prodotti della terra e i proventi delle decime, provenienti dall’esteso feudo di Cancelleria. Le entrate sono costituite da censi e da affitti, riscossione di decime, vendite di frutta e prodotti della terra, foglie, manucoli, pasconi, animali vecchi, vino, magliole, legna. Le uscite sono rappresentate dal pagamento dell’adoha (imposta), cura e custodia della chiesa, sostentamento dei monaci, elemosine varie, accomodi diversi alle fabbriche, spese di liti e giudizi, spese per salariati e piccoli artigiani.
Un esempio della vita economica della certosa di San Giacomo di Capri e della grangia di Pizzauto, da essa dipendente, si rileva da un documento definito: Piano generale dei fondi della Real Certosa di San Giacomo di Capri con le loro rendite e pesi e da bilanci di introito ed esito di un decennio di attività agricola ed economica (dal 1°gennaio 1768 al 31 dicembre 1777). II documento costituisce uno spaccato della vita agricola ed economica del nostro territorio con numerose notizie sulle coltivazioni praticate dai nostri antenati nel XVIII secolo. Apprendiamo infatti che nella zona a valle si coltivano grano, frumento, legumi, orzo, fave, avena, lupini, canapa, lino, ed in quella a monte, vite, ulivo e frutteti.
I monaci di San Giacomo di Pizzauto nel XIX secolo continuano a tenere il possesso dei loro beni con una conduzione di stampo feudale, acquisendo però l’indubbio merito di aver contribuito, con la pratica della coltura, al risanamento e alla bonifica di una zona paludosa della piana del Sarno.
Ma dopo il 1806 con l’avvento del governo francese a Napoli è promulgata una legge che abolisce alcune istituzioni cattoliche. I beni ecclesiastici sono incamerati dal regio demanio per pagare il debito pubblico contratto dal governo borbonico. I possedimenti della certosa di Pizzauto in uno al monastero vengono acquistati per incantamento il 10 novembre 1807 dal cav. Andrea Dino, che trasferisce il tutto alla nipote Francesca Dino e questa alla sua figliuola. In prosieguo di tempo ne è possessore Luigi Reggio di Napoli e da ultimo i principi di Cerenzia Giannuzzi-Savelli, che agli albori del trascorso secolo lottizzano il tutto con vendita a contadini della zona.
La certosa di San Giacomo/grangia di Pizzauto si presenta a pianta quadrata con chiostro ed area scoperta al centro, formata da sotterranei, da un piano terreno e da due piani superiori e tetto in tegole su intelaiature di legno (capriate) ai quali si accede mediante una scala con volte a crociere. La grangia di Pizzauto era provvista di una chiesa maestosa il cui ingresso dava direttamente sulla strada Carrara, oggi via dei Goti. A tutt’oggi esiste una cappella/oratorio nell’angolo nord/ovest ricavata agli albori del XIX secolo in due stanze contigue dal cav. Andrea Dino per comodo dei contadini della zona, dedicata a San Giacomo, di proprietà dei padri Dehoniani dal 1958.
Oggi l’intero complesso della certosa/grangia di Pizzauto, complice il tempo edace e l’incuria degli uomini, versa in totale stato di abbandono, reso ancora più fatiscente dall’evento sismico del 23 novembre del 1980.
Modalità d'accesso
La struttura non presenta barriere architettoniche
Indirizzo
Ingresso
Punti di contatto
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Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2026, 12:37