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Fortilizio - Convalescenziario

Fortilizio-Convalescenziario In località Monte o Monaci

Fortilizio - Convalescenziario
Municipium

Descrizione

In località Monte o Monaci in una conca valliva che degrada dolcemente verso la pianura a circa un chilometro dalla certosa di San Giacomo di Capri è presente già agli albori del secondo Millennio un complesso abitativo fortificato.

 

L’epoca dell’edificio viene ascritta al dodicesimo secolo dall’insigne storico stabiese mons. Francesco Saverio Di Capua, che lo definisce un avamposto difensivo del ducato di Amalfi.

 

All’illustre studioso stabiese seguita con rimarchevole dovizia di particolari l’insigne archeologo Amedeo Maiuri, che nella descrizione di una villa rustica romana emersa nel 1931 in località Monte o Monaci all’interno del fondo agricolo di proprietà di Vincenzo D’Ambrosio, così annota testualmente:

 

 

Ci si offrono gli avanzi di un’altra villa romana nella frazione della Madonna del Buon Consiglio del Comune di Sant’Antonio Abate, che trovasi lungo lo stesso tracciato dell’antica via che conduceva da Stabiae a Nuceria e che, correndo a piede dei (Monti) Lattari, collega oggigiorno Castellammare di Stabia con Angri. Della scoperta clandestina si ebbe notizia nel settembre 1931: alcuni operai, mossi dal consueto miraggio della ricerca di antichi tesori e sotto la speciosa ragione di cavar lapillo per costruzione, avevano tentato un vero e proprio saggio di scavo nel terreno di tal D’Ambrosio Vincenzo, detto Masseria, a Monte Capomazza, posto a più di un chilometro a monte dell’abitato, sulle pendici del Caprile, nella zona di confine con il Comune di Lettere. Il luogo aprico dové essere fortificato nel medioevo; resti di un piccolo fortilizio medioevale, dipendente dal vicino Castello di Lettere, si vedono ancora innestati nella vecchia masseria colonica del D’Ambrosio.

Appartenuto ai feudatari della casata denominata dei Lettere, che governano con potere politico-militare la città di Lettere sotto il diretto controllo di Amalfi, indi ai Filangieri, l’edificio in uno al fondo agricolo passa nella seconda metà del secolo decimo quarto ai monaci della certosa-grangia di Pizzauto, che vi dimorano nei mesi estivi per la freschezza e la salubrità del luogo.

 

Il complesso monumentale è provvisto di quattro torri ai lati con feritoie, nel torrione a sud-est risalta l’architettonica e artistica scala a chiocciola realizzata magistralmente in pietra lavica.

Della struttura mons. Raffaele Ammirante (Stato della Città e Diocesi di Nocera dei Pagani, 1877, pag. 175), cita fedelmente:

La Certosa possedeva una magnifica casina per uso d’infermeria dei Monaci, nel sito che dicono Pianello, ed era lontana circa mezzo miglio dal Monastero (di San Giacomo di Pizzauto) verso la montagna che lo sovrastava. Detta casina è tuttora esistente ed in buono stato, ha quattro torri ai quattro angoli ed è abitazione di poveri contadini.

 

 

Il possente fabbricato, costruito nella fase primeva con scopi difensivi e verosimilmente come corpo feudale, in prosieguo utilizzato dai certosini di Pizzauto quale luogo di soggiorno e di cura, poi con funzione di dimora signorile, da ultimo abitato da fittavoli, subisce marcate variazioni e superfetazioni con modifiche che ne hanno alterato la struttura originaria. Ad oggi il caseggiato versa in totale stato di abbandono, causa il tempo edace e l’incuria degli uomini, in attesa di ripristino e di valorizzazione.

 

 

©2018-GerardoSorrentino/Vincenzo D’Aniello/Giovanni Alfano

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Modalità d'accesso

L'ingresso non presenta barriere architettoniche.

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Indirizzo

Via Principi Capomazzo, 17, 80057 Sant'Antonio Abate NA, Italia
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Ingresso

Gratuito
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Punti di contatto

Ultimo aggiornamento: 10 ottobre 2026, 11:12

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